«Voglio scrivere un libro, voglio raccontare la mia esperienza». Questo ha detto Mariarita a suo marito, un giorno del lontano e pandemico anno 2021.
Una scelta di pancia, che le nasce dal profondo, perché quello che ha vissuto ha bisogno di uscire, perché le sue emozioni vogliono essere viste e valorizzate.
Un bisogno che ne fa emergere un altro: il desiderio profondo di essere utile, di aiutare altre persone che come lei stanno vivendo l’esperienza della malattia.
E così Mariarita si rimette in gioco e ricomincia a studiare. Segue la strada che sente batterle nelle vene e diventa counselor, per supportare le persone nei momenti di crisi e difficoltà e aiutarle a rinascere nella gioia.
Ma non voglio svelarvi tutto! Vi lascio in compagnia di Mariarita Sciortino che, in questa intervista, ci racconta il suo personale percorso di rinascita.
1. Voglio scrivere un libro!
Cara Mariarita, quando hai scelto di scrivere il libro “Io (mi) curo. Una storia di tumori, timori e trasformazioni”?
L’idea del libro è nata in marzo del 2021, al secondo giro di Pandemia. È stata una scelta istintiva. Ho guardato mio marito e ho detto: «Voglio scrivere un libro, voglio raccontare la mia esperienza».
E quando poi ne ho parlato con mio cognato, che lavorava per un editore, avevo già dentro tutta la struttura, come se fosse sempre stato dentro di me e aspettasse solo il momento giusto per uscire.
Anche il titolo “Io (mi) curo” è nato subito, mentre il sottotitolo ha avuto bisogno di più tempo per germogliare, seguendo il mio stesso percorso di rinascita da “paturnie” a “timori” e poi l’aggiunta delle “trasformazioni”.
2. Nella malattia: io sono parte attiva
Perché questo “mi” messo tra parentesi? Che cosa significa?
Io (mi) curo è la rappresentazione del mio percorso, perché ho voluto essere parte attiva nel processo di guarigione, senza delegare tutto alla medicina. Questo perché la medicina – intervento, chemio, radio ecc – cura la malattia, ma io posso e voglio avere cura di me stessa.
Il cancro è una parte di me, una parte che ha bisogno di tutta la mia attenzione e delle mie cure. Per questo, non condivido gli slogan “Fuck Cancer” e tutta la retorica della guerriera e della lotta, perché non è giusto essere in lotta contro noi stessi!
Anche quando il processo finisce, penso sia meglio morire pacificati, invece che in lotta o peggio disperati, perché sentiamo di aver perso. Quello di cui abbiamo bisogno è coltivare l’amorevolezza verso noi stessi e la gioia.
3. Il momento di rinascere nella gioia
Coltivare la gioia? In che senso?
La malattia è uno shock, procura moltissimo stress (visite di controllo e terapie in primis), ha un impatto enorme sulla nostra quotidianità (dalla famiglia ai rapporti di amicizia fino ai colleghi, al lavoro) e genera moltissima paura (di morire, della recidiva, di non avere tempo per).
In tutto questo vorticare di emozioni, la gioia è un meccanismo potentissimo per tornare a noi, per ritrovare un po’ di equilibrio. E la gioia si può trovare ovunque, nelle piccole cose che ci fanno stare bene e che ci nutrono.
Sacrifichiamo già tanto alla malattia, ritagliarsi degli spazi di gioia significa restare connessi con noi stessi, con i nostri desideri più profondi, che ci fanno essere pienamente chi siamo, anche mentre attraversiamo la malattia.
“Rinascere nella gioia” significa avere cura della persona nella sua multidimensionalità. È l’obiettivo che mi pongo per me stessa e per le persone che seguo.
4. Dare valore alle emozioni
Tornando al libro, quando e perché hai poi scelto di pubblicarlo?
Ho capito sin da subito che non potevo tenerlo solo per me. Scriverlo mi aveva aiutato tantissimo, era stato un processo catartico di conoscenza e incontro con le mie emozioni, che non vedevano l’ora di essere viste, accolte e valorizzate.
Poi mi sono resa conto che siamo affini nella malattia e che il libro poteva aiutare altre persone a sentirsi meno sole e a dare un valore alle loro emozioni, a farle riflettere sul loro percorso. E qui ho un debito di riconoscenza verso Elisa Ramundo di Koala Strategy.
Dopo il fallimento del primo editore, Elisa ha accolto il mio libro: l’ha letto, amato e ha scelto di ripubblicarlo con il marchio Koala Strategy. L’ha fatto rinascere.

5. Nutrire la dimensione verticale della vita
Entrando nella tua esperienza di malattia: quali insegnamenti ti ha lasciato?
Ho imparato che la vita è preziosa e che il mio tempo è limitato. Ho scelto di cambiare direzione, tornare a studiare e diventare una counselor, quindi una professionista della relazione d’aiuto che supporta le persone nel superare momenti di difficoltà o transizioni di vita.
Ma soprattutto ho deciso di prendermi cura della dimensione verticale della vita. Siamo tutti impegnati ad aggiungere giorni, ad allungare la vita in orizzontale e in modo smisurato.
Io voglio morire appagata, senza rimpianti o rimorsi e con la quiete del cuore, sapendo di essermi presa cura della mia anima, che non chiede di diventare vecchia, ma chiede invece di evolvere, di elevarsi.
E voglio sentirmi viva ed essere utile agli altri. Per questo ho scelto di arricchire la mia vita di occasioni, di esperienze e di persone.
Oggi so che non si nasce una volta sola, ma si rinasce tante volte, trasformando noi stessi. E la mia ultima trasformazione è avvenuta da pochissimo: ho lasciato il mio lavoro per dedicarmi alla professione di counselor, creando il percorso “Rinascere nella Gioia”. È un traguardo di cui vado molto fiera e che arricchisce la mia vita in modi che mai avrei immaginato.
6. Tutti i significati dell’essere madre
C’è qualcosa che la malattia invece ti ha tolto?
Fino a poco tempo fa, avrei risposto che la malattia mi ha tolto la possibilità di diventare madre. Poi però mi sono resa conto che non so cosa sarebbe successo se non mi fossi ammalata, perché non è detto che sarei diventata una madre.
Oggi invece ho partorito un libro, sono madre di una cagnolina meravigliosa e sono madre di me stessa, perché ho imparato ad avere cura di quella che sono, cercando ogni giorno di rendere la mia vita piena: una vita che vale.
Non è necessario essere madre per vedere nascere. Nel mio lavoro di counselor, ho modo di veder rinascere molte persone dopo un momento critico. E questo è un grande privilegio.
7. In assenza di giudizi
Quali strumenti hai trovato più utili per stare meglio con te stessa e con gli altri?
Come dicevo, sicuramente la scrittura è stata fondamentale, ma anche la famiglia e gli amici, che mi hanno sempre sostenuta e mai giudicata.
E poi la meditazione mindfulness, che ho scoperto grazie alla dott.ssa Merati e alla dott.ssa Cinotti. Mi ha aiutata a connettermi con me stessa con autenticità, senza giudicare le emozioni e autorizzandomi ad accogliere quello che c’è, momento per momento.
Mi ha aiutata tantissimo anche la psicoterapia. La terza volta che mi sono ammalata, ho scelto di farmi aiutare. Ho cercato online “psicoterapia e oncologia” e mi è apparsa subito la dott.ssa Merati, come primo risultato.
Mi sono trovata benissimo con lei, grazie al grande contributo psiconcologico che mi ha dato tramite il Metodo Simonton.
Mi ha consentito di fare un grande passaggio trasformativo, aiutandomi ad ascoltare me stessa, a rivedere la narrazione e ad ampliare lo sguardo sulla mia storia di malattia, sulla mia vita e sulla mia realizzazione personale e professionale.
Ho intrapreso così il percorso di formazione in counseling, diventando Counselor, e Conduttore di classi antistress di Pratica Bioenergetica. Ad oggi ho completato la formazione acquisendo anche l’attestato in Competenze nel Metodo Simonton.
8. Il consiglio di Mariarita Sciortino alle Donne in Rinascita
C’è un consiglio che ti senti di dare alle donne che stanno vivendo il percorso della malattia e della rinascita?
Mi sento di dare un consiglio che è soprattutto un invito: cercare di guardare alla malattia come se fosse un linguaggio, con la curiosità di scoprire che cosa sta cercando di dirci.
Andare oltre il rifiuto, oltre il conflitto e tendere l’orecchio, dandoci l’opportunità di ascoltare il messaggio che la malattia vuole darci, ascoltando noi stessi e portando la nostra vita su un altro livello, a prescindere dalla guarigione.
Consiglio di lavorare sui rimpianti, sui rimorsi, sulla rabbia: di abbandonare la lotta e riappacificarsi, con se stessi e con gli altri.
E, sopra ogni cosa, consiglio di coltivare la gioia ogni giorno, facendo ciò che amiamo senza aspettare, senza rimandare. La vita è oggi.
Chi è Mariarita Sciortino
Ho quasi 49 anni e sono orgogliosamente siciliana, gemella e sorella di una coppia di gemelle. Ho lasciato la Sicilia per Milano, dove ho vissuto esperienze lavorative molto appaganti nel settore marketing e dove ho conosciuto Andrea, mio marito.
Il tumore ovarico è entrato nella mia vita nel 2010, a 33 anni, e dopo soli 3 anni ho ritrovato la malattia, con una prima recidiva. Mi sono sottoposta alle terapie e ho integrato il percorso di cura con ciò che mi faceva stare bene: alimentazione naturale, naturopatia, yoga.
Alla fine della chemioterapia, è arrivata la terza diagnosi e ho compreso di aver bisogno di aiuto. Soprattutto in seguito all’isterectomia e al tramonto della possibilità di diventare madre, ho scelto di iniziare un percorso con una psico-oncologa, che ha anche scritto la prefazione del mio libro Io (mi) curo. Una storia di tumori, timori e trasformazioni”.
Nell’ultimo anno ho deciso di lasciare la vecchia professione e abbracciare a tutto tondo la missione che sento così profonda nel mio animo: accompagnare le persone che hanno incontrato la malattia e desiderano ritornare con presenza alla vita, alla vitalità, al corpo e al senso di possibilità, di creazione autentica della propria progettualità e di autorealizzazione. Con questo obiettivo ho creato il percorso “Rinascere nella Gioia”, perché dopo la malattia la gioia è una possibilità, è una scelta, è biologia al servizio del nostro benessere.
Oggi sono quindi una Counselor, Conduttore di classi antistress di Pratica Bioenergetica e ho completato la formazione acquisendo l’attestato in Competenze nel Metodo Simonton.
Come contattarla
Puoi prendere contatto con Mariarita su Instagram: mariarita.sciortino e su Facebook: Mariarita Sciortino Counselor
Per approfondire la storia di Mariarita
Guarda la video intervita su Cancer Confidential di Koala Strategy
